Novità dal Congresso 2011

“Non si sa cosa succederà, ma di cosa ci sarà bisogno”. Così Aldo Grassini, neopresidente della Federazione Esperantista Italiana, spiega il suo punto di vista sul futuro della linguistica mondiale. «Oggi – continua – la lingua più parlata da persone di Paesi diversi è l’inglese. Ma si tratta di un linguaggio iniquo, che alcuni parlano già quotidianamente e la cui diffusione si basa principalmente su ragioni economiche. Invece l’esperanto mette tutti allo stesso livello e porta un messaggio di fratellanza. Non è un gioco per intellettuali: è una lingua vera e propria che da 124 anni resiste al tempo e alle vicende drammatiche che hanno caratterizzato il Novecento». A Torino la splendida cornice di Villa Gualino ospita sino a sabato il 78° Congresso Italiano di Esperanto. Giorni di conferenze per 240 esperantisti esperti, ma anche per chi è solo curioso.

Non è, però, solo un corso di aggiornamento: oltre agli incontri il programma prevede gite culturali per avvicinarsi alle bellezze di Torino da un altro punto di vista e concerti e spettacoli che intrattengono gli ospiti tutte le sere. Nella piccola ma fornita «librovendejo», la libreria, si trovano capolavori della letteratura tradotti in esperanto come «I promessi sposi» o i Sonetti di Shakespeare, ma anche opere originali in lingua. Per i ragazzi c’è un fornito spazio dedicato ai fumetti tradotti, dal classico Lupo Alberto a Ratman. Il titolo del congresso, «E adesso facciamo gli europei», è la linea guida per i progetti futuri delle varie associazioni.

«La scelta di Torino come sede del convegno – spiega Michael Boris Mandirola, ex presidente della Gioventù Esperantista Italiana – non è casuale: in questi 150 anni abbiamo imparato a sentirci italiani, ora dobbiamo imparare a sentirci europei. Infatti proprio l’Unione è il futuro dell’esperanto, ma prima bisogna aumentare i contatti con le amministrazioni locali: a Mazara del Vallo, per esempio, è nato un nuovo centro di insegnamento della lingua, c’è stato un contatto diretto. Ma non è sempre così semplice. L’esperanto è un linguaggio facile perché nasce dall’unione di radici di parole presenti in diverse lingue europee: rende più semplice l’apprendimento di altre lingue. C’è una proposta di legge per inserirlo come seconda lingua opzionale nelle scuole, sarebbe splendido».

Il presidente: “Vivo e facile. Il suo futuro è nei ragazzi”
CRISTINA INSALACO
«L’esperanto è la mia identità». Probal Dasgupta, presidente dell’associazione mondiale esperantista, nato a Calcutta e vissuto in America, si sente addosso un’unica cultura: quella esperantista. Professore di linguistica, 57 anni, si è avvicinato all’esperanto da autodidatta: «Da piccolo, prima una malattia mi ha bloccato a letto per 4 mesi, poi gli amici con cui giocavo a calcio mi hanno cacciato dalla squadra perché ero scarso: ho iniziato così ad avere tantissimo tempo libero e ho deciso di dedicarlo allo studio di nuove lingue. Ne cambiavo una ogni sei mesi». Passando dall’arabo al russo è approdato all’esperanto. E se n’è innamorato. «La cosa più bella è che dà amicizie che durano per sempre – continua Probal -, è come un piccolo microcosmo di valori ed ideali che funziona». Probal Dasgupta sull’esperanto ha tradotto 50 poemi del poeta indiano Tagore, ha scritto 400 pubblicazioni, ed è attivista da oltre 40 anni. Ma diventa ancora rosso dall’imbarazzo se qualcuno lo chiama «presidente»: «Quando mi hanno proposto di candidarmi ho risposto: non c’è nessun altro?». Forse non sarà perfetta, ma guardando il futuro per lui è l’unica lingua possibile. «È viva, trasparente, logica, semplice e immensa – conclude Dasgupta – e il suo destino è nelle mani dell’energia dei giovani».

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Il professore: “Internet ha rilanciato lo studio”
GI. PE.
Fabrizio Angelo Pennacchietti, professore emerito, già ordinario di Filosofia Semitica nell’Università di Torino, ha dedicato la vita all’esperanto. «Mio padre – racconta – era molto amico del rettore dell’Università di Padova, esperantofono. Avevo 14 anni quando in un cassetto della sua scrivania ho trovato una grammatichetta che ne spiegava i fondamenti: mi sono subito appassionato. E grazie a questa lingua ho conosciuto una ragazza svedese, che poi è diventata mia moglie». È fiducioso nei confronti del futuro: «Il mondo si trasforma velocemente e l’associazionismo è in crisi. Ma grazie a Internet la diffusione dell’esperanto è sempre più vivace: in 120 anni la lingua non è cambiata molto, nonostante l’ovvio sviluppo di un gergo giovanile. Bisogna parlare in modo semplice, evitare i neologismi, così da agevolare la comunicazione». Anche il mondo universitario è al passo con quest’espansione: «Molti professori conoscono e parlano l’esperanto, alcuni studenti ci danno persino le tesi. Quelle migliori vengono premiate, l’ultima era all’Università di Parma. Nei prossimi 50 anni molti idiomi scompariranno: l’esperanto invece è una lingua di elezione e portatrice di valori, permette una comunicazione simmetrica».

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Il giovane: “Molto meglio dell’inglese e del tedesco”
PIERPAOLO PIOLATTO
Edoardo e Giorgio, 15 e 13 anni. Loro di esperanto, del mito, della storia e degli obiettivi che questa lingua si prefigge forse non sanno molto. Vivono l’ondata moderna di queste associazioni e, probabilmente per via della giovane età, non hanno ancora pienamente compreso il perché quella lingua fatichi così tanto ad entrare nella cultura generale. «Sarebbe molto più comodo da parlare rispetto al tedesco, dove devi imparare tutto a memoria e con i ragazzi delle altre nazioni sarebbe più facile comunicare e farsi capire», afferma il più grande. Risposta forse con un pizzico di ingenuità, ma carica di un grande senso pratico. Parlano esperanto da sempre. Da quando hanno cominciato a parlare, insomma. «Papà in casa ci parla sempre così, mamma, invece, preferisce l’italiano. Noi però siamo abituati così». Questo è il pensiero del più piccolo, che, come del resto anche il fratello, non disdegnerebbe l’insegnamento nelle scuole pubbliche di questa lingua. Meglio dell’inglese, dunque, ma soprattutto meglio di molte altre lingue più difficili e complesse. Perché l’esperanto è la crasi, la fusione di più lingue europee e quindi «avendo molte attinenze con altre lingue è più facile da studiare e anche da apprendere». Tutti a scuola di esperanto, diranno i fratellini. Perché questa lingua possa essere il passepartout di ogni cittadino. Europeo e non.

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cultura/articolo/lstp/416679/

 

Aldo Grassini eletto presidente della Federazione Esperantista Italiana

L’assemblea della Federazione Esperantista Italiana, svoltasi nel quadro del 78° Congresso Nazionale di Esperanto di Torino, ha eletto il nuovo Consiglio nazionale.
Il nuovo Consiglio è caratterizzato dalla presenza di molti volti nuovi.
Sono infatti risultati eletti:

Brazzabeni Laura
Astori Davide
Corsetti Renato
Grassini Aldo
Gobbo Federico
Clerici Ranieri
Maurelli Francesco
Amerio Francesco
Bettani Fabio
Rodari Ermigi
Casini Brunetto
Mandirola Michael Boris
Pinori Riccardo Natale
Ripani Massimo
Olivieri Daniela
Koryak Elina
Amadei Mario
Fioroni Livio
Trenti Giuseppe
Esposito Maria Rosaria
Reina Giovanni

Il Consiglio Nazionale, riunitosi il 22 Agosto, ha eletto Aldo Grassini nuovo presidente.

Un auguro di buon lavoro ad Aldo e a tutti i membri del nuovo Consiglio e un sentito ringraziamento a chi ha profuso le proprie energie nel consiglio scaduto.