La Storia dell’Esperanto

La lingua internazionale Esperanto è stata sviluppata negli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento da Ludwik Lejzer Zamenhof, che pubblicò per la prima volta i propri lavori nel 1887.

Da allora, attorno all’Esperanto si è sempre mantenuta viva una comunità di parlanti più o meno vasta, a carattere transnazionale, dacché la lingua non ha mai ricevuto forte supporto da alcuno stato o organizzazione internazionale, ed è anzi stata in determinati momenti storici e sotto particolari circostanze messa al bando e proibita.

La nascita e lo sviluppo prima del 1887

Secondo le sue stesse parole, Zamenhof era affascinato dall’idea di una lingua universale sin dalla propria infanzia. In un primo momento aveva immaginato la possibilità di restaurare il latino come lingua internazionale; dopo averlo studiato a scuola, tuttavia, decise che si trattava di una lingua troppo complessa per poter assolvere a un simile ruolo nel mondo a lui contemporaneo.

Racconta Zamenhof che la grande illuminazione arrivò quando egli notò due insegne scritte in russoШвейцарская (švejtsarskaja, “portineria”) e Кондитерская(konditerskaja, “pasticceria”). In questo modo egli realizzò come l’utilizzo di un sistema organico di affissi poteva ridurre grandemente il numero di radicinecessarie per formare il lessico di una lingua viva. Per le sue prime bozze di lingua universale, Zamenhof scelse parole di origine romanza o germanica, poiché queste erano le due famiglie linguistiche cui appartenevano gli idiomi maggiormente insegnati nelle scuole dell’epoca.

Zamenhof insegnò ai propri compagni di classe questa prima lingua, che, a posteriori, è detta proto-esperanto. Per molti anni a venire egli lavorò a traduzioni e opere poetiche in modo da raffinare la propria creazione. Nel 1895 Zamenhof stesso avrebbe scritto:

“Lavorai per sei anni perfezionando e provando la lingua, – ed avevo abbastanza lavoro – finché nel 1878 mi parve che la lingua fosse totalmente completa.”

Quando la prima grammatica di esperanto fu pronta per la pubblicazione, la censura zarista esercitò il proprio veto. Zamenhof occupò il proprio tempo esercitandosi nel tradurre nella sua nuova lingua la Bibbia e le opere di William Shakespeare, così da perfezionarla ulteriormente.

Nel luglio 1887 egli pubblicò il suo Unua Libro (“Primo libro”), un’introduzione alla lingua a caratteri generali. L’idioma tratteggiato in tale volume, divenuto una pietra miliare della storia dell’esperanto, è sostanzialmente lo stesso che viene parlato oggigiorno.

Dal 1887 al Primo Congresso Mondiale

In una prima fase, l’interesse attorno alla lingua di Zamenhof crebbe soprattutto nell’Impero russo e nell’Europa orientale. In seguito la sua notorietà raggiunse i primi studiosi in:

In questi primi anni, l’esperanto era utilizzato dai pochi simpatizzanti soprattutto in forma scritta, per via epistolare; in pubblicazioni dello stesso Zamenhof e di altri interessati, come Antoni Grabowski; nella rivista La Esperantisto (“L’esperantista”), pubblicata fra il 1889 ed il 1895. Solo occasionalmente la lingua veniva parlata oralmente.

Nel decennio successivo al 1895 l’esperanto si diffuse prevalentemente in Europa occidentale, e in maniera particolare in Francia; nel 1905 erano in attività ventisette riviste in lingua.

Una piccola conferenza internazionale, tenuta nel 1904, aprì la strada al primo congresso mondiale, che ebbe luogo a Boulogne-sur-Mer nell’agosto 1905. Al congresso parteciparono 688 esperantisti di venti diverse nazionalità. Durante l’evento, Zamenhof dichiarò pubblicamente la propria volontà di rinunciare a ogni ruolo di guida del movimento esperantista, per evitare che eventuali pregiudizi personali legati alla sua figura (fra cui possibili casi di antisemitismo) potessero nuocere allo sviluppo della lingua. Il congresso approvò una mozione di Zamenhof, nota come dichiarazione di Boulogne, sui principi fondamentali del movimento esperantista.

Dopo il Primo Congresso Mondiale

Dopo il 1905, ad eccezione dei periodi delle due guerre mondiali, i congressi mondiali si ripeterono regolarmente con cadenza annuale.

Un certo dibattito sulla possibile adozione dell’esperanto come lingua ufficiale nacque nello stato del Moresnet, fra il Belgio e la Germania, dove una discreta percentuale della poco numerosa popolazione conosceva la lingua.

Nei primi anni 1920, una proposta di utilizzo dell’esperanto come lingua di lavoro fu avanzata presso la Lega delle Nazioni: dieci delegati votarono a favore, con la sola eccezione del delegato francese Gabriel Hanotaux, preoccupato dallo scemare dell’importanza della lingua francese sulla scena internazionale. Due anni dopo, la Lega delle Nazioni auspicò in una sua raccomandazione ufficiale che gli stati membri promuovessero l’esperanto inserendolo nei propri curriculum educativi. In molti ritengono che gli anni Venti del Novecento siano stati l’apice del movimento esperantista.

A partire dagli anni 1930, gli esperantisti iniziarono ad essere perseguitati da Adolf Hitler e Joseph Stalin, per via delle loro tendenze anti-nazionaliste (e delle origini ebree di Zamenhof, nel caso della propaganda nazista). Nel Mein Kampf Hitler scriveva che lo scopo dell’esperanto era quello di fornire una lingua comune alla diaspora ebraica; Stalin, per contro, definì l’esperanto “la lingua delle spie”. Sebbene la sua conoscenza da parte di un individuo non fosse ritenuta un motivo sufficiente a giustificare l’esecuzione, il suo insegnamento nei campi di prigionia nazisti fu severamente proibito. Ciononostante l’esperanto ebbe grande diffusione proprio in tali ambienti, dacché era facile per le guardie confonderlo con l’italiano, la lingua dell’alleato. Curiosamente, nello stesso periodo il regno d’Italia attuò politiche di promozione turistica tramite la produzione di volantini tradotti anche in esperanto.

La Guerra Fredda, specialmente negli anni 1950 e 1960, pose forti limitazioni allo sviluppo naturale del movimento, dacché da entrambi i lati si temeva che l’esperanto potesse facilitare i contatti con l’avversario e divenire mezzo di propaganda. Tuttavia, a partire dagli anni 1970 la lingua conobbe una nuova fase di rilancio e si diffuse in nuove regioni del pianeta, come ad esempio l’Iran, dove la sua popolarità ebbe una vera e propria esplosione attorno al 1975. Entro pochi decenni, nel 1991, sarebbe stato organizzato il primo congresso panafricano di esperantisti.

Attualmente l’esperanto continua a godere di una comunità esperantofona viva e sufficientemente numerosa, per quanto non sia riconosciuto come lingua ufficiale da alcuno stato, e sia insegnato ufficialmente in scuole pubbliche solo in un numero ristretto di nazioni.

L’evoluzione della lingua

La possibilità di forti variazioni nella grammatica dell’esperanto è regolata dalla Dichiarazione di Boulogne del 1905, che, fra le altre disposizioni, stabilisce che la lingua debba continuare in ogni stadio della sua possibile evoluzione futura a rispettare le prescrizioni grammaticali contenute nel Fundamento de Esperanto (le cosiddette 16 regole dell’esperanto). D’altro canto, la Dichiarazione permette agli esperantofoni di introdurre neologismi e novità grammaticali, laddove necessario, a patto che ciò non contravvenga alle disposizioni del Fondamento.

Secondo molti, lo sforzo di stabilizzazione della lingua offerto dalla Dichiarazione è alla base del grande successo dell’esperanto rispetto alle altre lingue artificiali, che si sono spesso spente a causa di un eccessivo protezionismo imposto dal proprio creatore (come nel caso del Volapük di Johann Martin Schleyer), o, viceversa, per via del frazionamento della comunità di parlanti in fazioni linguistiche differenti. Viceversa, Zamenhof dichiarò ufficialmente che “l’esperanto appartiene agli esperantisti”, e dopo la pubblicazione delle prime opere occupò un ruolo di secondo piano all’interno del movimento esperantista.

La descrizione della grammatica contenuta nelle prime opere era piuttosto vaga, e numerosi dettagli si stabilizzarono con l’uso, anche grazie all’autorevolezza dei pareri non vincolanti che lo stesso Zamenhof offriva a quanti gli ponevano domande sull’uso corretto della lingua. Già prima della dichiarazione di Boulogne la lingua si era mantenuta stabile, a parte una serie di modifiche secondarie che occorsero durante il primo anno dalla pubblicazione (precisamente, gli avverbi “quando”, “allora”, “mai”, “talvolta” e “sempre” furono mutati da kiantiannenianian e ĉian agli attuali kiamtiam,neniamiam e ĉiam, per evitare possibili equivoci con la terminazione -n dell’accusativo). La stabilità delle strutture morfologiche e grammaticali dell’esperanto lo avvicinarono alle lingue etniche, ove tale risultato è garantito dalla presenza di una comunità stabile di parlanti e dall’esistenza di una letteratura. L’assenza di un’autorità centrale in grado di introdurre modifiche radicali evitò il rischio che la comunità parlante dovesse adattarsi a repentini cambiamenti, come era accaduto, ad esempio, nel caso del Volapük e di altre lingue; in esperanto, le variazioni grammaticali si possono stabilizzare solamente se è raggiunto il consenso all’interno della comunità esperantista, e se il loro uso si diffonde naturalmente.

Di conseguenza, l’esperanto contemporaneo può apparire a tratti diverso da quello utilizzato nel Fundamento, sebbene la grande maggioranza delle modifiche introdotte sia di natura semantica (relativa al campo di significato delle parole) piuttosto che grammaticale o fonologica. A titolo di esempio, secondo il Fundamento l’espressione mi ŝatas tion significa “stimo ciò”, mentre nell’uso contemporaneo il significato comunicato è “mi piace ciò” (espressione che si può rendere anche con l’espressione tio plaĉas al mi, già valida nel Fundamento).

Altri cambiamenti originatisi nella lingua includono la riduzione delle radici intrinsecamente maschili (basti pensare che, al contrario di quanto avviene nell’uso contemporaneo, originariamente tutti i participi, come kuranto “corridore”, erano ritenuti maschili) e, più recentemente, la diffusione dei verbi stativi in luogo della tradizionale formula copula+aggettivo, probabilmente a seguito dell’uso poetico della lingua (ad esempio, oggi li sanas è usato frequentemente in vece di li estas sana, a significare “egli sta bene”).

Cambiamenti minori hanno riguardato i nomi di nazione, ove alla desinenza tradizionale -ujo (Germanujo, “Germania”) si è affiancata la terminazione -io (Germanio), e i nomi femminili che terminano in -a (Maria), che una volta si scrivevano unicamente con la terminazione -o propria dei sostantivi (Mario, o Mariino, con l’aggiunta dell’affisso -in- per rendere il genere femminile). Ben presto, per i nomi propri in generale e non solo quelli femminili si è potuta scegliere la forma preferita, secondo il principio che chiunque è proprietario del proprio nome. Ad esemipo gli scrittori esperantisti praticamente da sempre scelgono se usare un nome adattato all’esperanto, o mantenere il proprio nome di battesimo (ad esempio, lo spagnolo Jorge Camacho ha usato per alcune sue opere il proprio nome di battesimo, e per altre lo pseudonimo Georgo Kamaĉo).

L’esperanto ha anche visto l’introduzione di numerosi neologismi per esprimere concetti che non erano in uso all’epoca della pubblicazione del Fundamento. Tali neologismi hanno dimostrato, in generale, un ottimo grado di integrazione con le strutture lessicali proprie della lingua: si considerino ad esempio i termini komputilo (“computer”, formato dalla radice komput-, “calcolare”, con il suffisso -ilo, che indica uno strumento o un dispositivo) ed eŭro (“euro”, formato dalle prime lettere della parola Eŭropo, “Europa”).

Cronistoria dell’Esperanto

L’esperantismo oggi

Si stima che siano presenti esperantofoni in almeno 120 paesi nel mondo, principalmente in EuropaBrasile e Cina. Secondo le ricerche del prof. Sidney S. Culbert dell’Università di Washington1,6 milioni di persone parlano l’esperanto a “livello 3 di lingua straniera”. Questo livello designa una competenza linguistica in cui si sia in grado di sostenere una conversazione in lingua che vada al di là delle frasi di commiato. Ethnologue afferma inoltre che tra 200 e 2000 persone parlano l’esperanto come madrelingua (in esperanto: denaskaj Esperanto-parolantoj). Le stime sembrano confermate dai dati statistici sull’uso di alcuni siti web esperantisti. Ad esempio statistiche di un noto corso autodidattico (Kurso de Esperanto) relative al mese di settembre 2009 contano che il corso è stato scaricato circa 6.900 volte, ma non è possibile sapere quante persone effettivamente lo hanno concluso.

Grazie alle associazioni esperantiste, alla diffusione delle grammatiche e recentemente anche per opera di Internet il numero di esperantisti è in aumento. La regolarità, la semplicità e la forte produttività dell’esperanto permettono al discente (anche autodidatta) di raggiungere un livello di competenza linguistica soddisfacente in un tempo molto minore rispetto a qualsiasi lingua etnica; si stima che siano necessari meno di sei mesi di studio per avere una buona padronanza dell’esperanto, contro gli anni di studio di altre lingue per raggiungere lo stesso livello.

Allo scopo di sviluppare e diffondere la cultura della lingua, ogni anno l’Associazione Universale Esperanto organizza in una diversa località il Congresso Universale di Esperanto, cui partecipano solitamente tra i 1 500 e i 2 500 esperantisti dei diversi angoli del pianeta. A tale appuntamento si sommano una serie di congressi e incontri di minore rilievo, organizzati da associazioni esperantiste di vario ordine e grado, e talvolta riservati a categorie specifiche: ad esempio, l’Internacia Junulara Kongreso è il principale evento rivolto principalmente ai giovani esperantofoni; l’IKUE-Kongreso è un incontro a tema cattolico; e così via.

Anche in Italia vengono organizzati annualmente molti incontri in cui viene utilizzata la lingua esperanto. I più importanti sono il Congresso Italiano di Esperanto, organizzato dalla Federazione Esperantista Italiana, e il Festival Giovanile Internazionale organizzato dalla Gioventù Esperantista Italiana.

Gli incontri nazionali, e non, creano quella che è anche un’attrattiva non ufficiale della lingua. Per facilitare gli spostamenti, servizi come Pasporta Servo raccolgono gli indirizzi di tutti gli esperantisti che sono disposti a ospitare gratuitamente coloro che conoscono la lingua internazionale.

Nel mondo esistono specifiche comunità locali che hanno adottato l’esperanto come lingua di comunicazione. Famose per i loro scopi umanitari sono la comunità Bona Espero in Brasile e l’ONLUS Changamano in Africa.

Tra le organizzazioni esperantiste, recentemente è emersa la Civitas esperantica (Esperanta civito), in contrasto con le organizzazioni esperantiste tradizionali poiché si propone come scopo il riconoscimento della comunità esperantofona come identità culturale transnazionale.

Usi e riconoscimenti da Enti nazionali ed internazionali

  • A partire dagli anni ’90 nella CEE e attualmente nell’UE si discute per l’uso dell’esperanto negli organi europei, per risparmiare ingenti patrimoni in traduzione, diminuire l’ambiguità delle leggi europee e non favorire i legali o i cittadini di alcun Paese discriminandone altri. Il problema dal punto di vista prettamente economico verte sul fatto che con l’attuale sistema si spende il 40% di bilancio in traduzioni per 23 lingue ufficiali, infatti un documento può essere redatto in una lingua qualsiasi e poi deve essere tradotto in tutte; una lingua di lavoro consentirebbe a ogni Paese di avere solo traduttori specializzati in tale lingua per la traduzione nella lingua locale. L’ultimo dei rapporti economici a proposito è dell’economista François Grin, docente all’Accademia di Ginevra, che quantifica in 25 miliardi di Euro il risparmio annuale se l’esperanto fosse usato come lingua di lavoro, del quale si avvantaggerebbero anche Gran Bretagna ed Irlanda (nonostante la sola Gran Bretagna guadagni grazie alla sua egemonia qualcosa come il 3% del P.I.L. dell’UE). Il cosiddetto rapporto Grin è giunto a una conclusione favorevole all’esperanto confrontando tre scenari di lingue ufficiali: trilinguismo (supponendo francese, inglese e tedesco), tutto inglese, e l’esperanto; i punti presi in considerazione sono stati principalmente i risvolti economici, a seguire quelli didattici e le eventuali discriminazioni degli europei non parlanti la lingua o le lingue ufficiali. D’altra parte, l’Unione Europea «non ritiene necessaria l’introduzione di un’unica lingua franca o un numero ridotto di lingue scelte arbitrariamente e incomprensibili alla maggioranza dei cittadini dell’Unione» giustificando la mole di lavoro dovuta alle traduzioni considerando giusto che ogni Paese membro possa prendere conoscenza degli atti legislativi nella propria lingua direttamente tradotti dagli organi europei piuttosto che ottenerli nell’unica o poche lingue di lavoro e tradurli nella propria. Altri invece criticano tale multilinguismo sostenendo che sia solo di facciata e nasconderebbe una politica che in realtà porterebbe al solo inglese o poche lingue.
  • Durante la sua campagna, Barack Obama ha fatto tradurre alcuni video della sua campagna elettorale in esperanto. Inoltre è in atto una proposta di insegnare l’esperanto nelle scuole statunitensi, per la sua propedeuticità alle altre lingue, essendo il bilinguismo non molto diffuso in USA.
  • Nel febbraio 2010 otto parlamentari britannici propongono l’Associazione Mondiale di Esperanto come candidata al Premio Nobel per la Pace, fatto ritenuto molto incoraggiante proprio per la nazione dal quale proviene. Già nel 2007 dei parlamentari svizzeri avevano candidato l’Associazione Universale Esperanto (UEA) al premio Nobel per la pace, per le iniziative umanitarie.
  • Nel 1993 fu istituita una commissione per l’esperanto nelle scuole italiane, affinché i giovani, dopo uno studio di questa lingua, potessero imparare con maggiore dimestichezza le lingue straniere. Nel 1995 una circolare fu mandata attraverso il Bollettino Ufficiale della Pubblica Istruzione, con la diffusione del documento conclusivo della Commissione sull’esperanto, contenente i risultati di numerosi studi, italiani e stranieri sulla valenza propedeutica dell’esperanto nell’apprendimento delle lingue straniere.
  • Le varie associazioni esperantiste organizzano spesso convegni e incontri ludico-culturali di vario genere. I viaggi per partecipare a tali attività all’estero possono avvantaggiarsi della possibilità di essere ospitati da altri esperantisti, minimizzando le spese di vitto e alloggio.
  • La Chiesa cattolica ha tradotto il messale in esperanto. Inoltre da anni i papi danno gli auguri di Natale e Pasqua in esperanto, come penultima lingua prima del latino in occasione del tradizionaleUrbi et orbi.
  • L’esperanto è presente nei totem per prenotare il turno di accesso agli sportelli della Agenzia delle Entrate insieme all’italiano e a 4 altre lingue (franceseinglesesloveno e tedesco)
  • Nelle Olimpiadi di Pechino del 2008 l’esperanto è stato nel ristretto gruppo di nove lingue ufficiali attraverso le quali sono state diffuse le notizie sui giochi.

Mondo accademico, scienza e nuove tecnologie

L’Universala Esperanto-Asocio tiene aggiornato il lessico dell’esperanto con i nuovi termini che la scienza richiede, specie nel campo delle tecnologie informatiche, per poter continuare a pubblicare ricerche in tale lingua.

L’esperanto è anche la lingua di apprendimento in un’università, l’Accademia Internazionale delle Scienze (Akademio Internacia de la Sciencoj) di San Marino, che di recente ha organizzato sessioni di studio in Romania (Sibiu), Bulgaria (Karlov) e Slovacchia (Komarno). L’Università degli studi di Milanoha attivato una rivista di interlinguistica e filosofia dei linguaggi artificiali, che prevede l’esperanto come lingua obbligatoria a fronte di tutti gli articoli pubblicati.

Per quanto riguarda la lingua dell’interfaccia grafica del computer, i sistemi operativi basati su Linux sono quelli più aperti a questa lingua. Si può avere quindi il computer che “parla esperanto” con Linux, che ha in comune con l’esperanto il fatto di essere anch’esso libero e gratuito. Sempre nell’ambito dell’open source, esistono localizzazioni in esperanto per programmi di uso comune, come il pacchetto OpenOffice o il browser web Firefox. Per quanto riguarda la localizzazione in ambito proprietario, per il sistema operativo Windows Vista è stata creata una localizzazione non ufficiale, e nell’ambito del freeware collegato a questo sistema operativo c’è anche il programma di compressione dei dati IZArc che ne è provvisto. Il motore di ricerca Google offre la possibilità di effettuare ricerche localizzate in lingua esperanto mentre il progetto Dmoz contiene un elenco aggiornato di categorie di collegamenti in lingua esperanto.

Esiste almeno un progetto di creazione di un’ontologia informatica (fondamentale per l’introduzione della semantica nel web semantico) contenente il lessico dell’esperanto in linguaggio OWL, che permetterà di fare ricerche in internet usando un linguaggio più “naturale” anche in esperanto.

I progetti della Fondazione Wikimedia in esperanto, tra cui Wikipedia (nella quale è contenuto questo articolo) sono qualitativamente i più ricchi tra tutti i progetti analoghi di altre lingue artificiali, superando per quantità anche molte lingue nazionali.

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