L’Esperanto

Cos’è l’Esperanto?

L’esperanto è una lingua ausiliaria internazionale, nata nel 1887 per opera del medico Ludwik Lejzer Zamenhof per facilitare la comunicazione tra i popoli e le culture senza sostituirsi alle altre lingue, fatta perché non fosse proprietà di nessun popolo, ma di tutta l’umanità. L’alfabeto è simile a quello della lingua italiana, la grammatica è semplice, senza eccezioni. Per approfondimenti sulla storia e le sue caratteristiche, dai un’occhiata alla prefazione del corso, e se ti interesserà, potrai imparare qui questa bella lingua. Altrimenti avrai ampliato la tua cultura personale (che non è poco!).

Che cosa spera l’esperantista?

Gli ideali che animano l’esperanto e che lo tengono in vita da più di un secolo sono ideali di pace ed uguaglianza. Molte guerre sono fatte per motivi culturali, l’esperanto propone di mantenere le differenti culture, e si propone come tramite tra di esse. Una lingua etnica (di qualsiasi parte del mondo) imporrebbe volutamente o no una sudditanza tra il mondo e le nazioni in cui tale lingua è parlata (tentativi difficili di imitazione di pronuncia, sudditanza culturale).

Questo argomento ha fatto nascere dibattiti aperti da tantissimo tempo, ormai spostati su Internet, per cui chi volesse seguirli non farà fatica a trovare forum, o siti che se ne occupano. In quest’opera ci proponiamo di trattare la lingua internazionale da un punto di vista didattico, sperando in un mondo più giusto. Come ogni esperantista, e non solo.

Perché si dovrebbe studiare l’Esperanto?

Le ragioni sono tante e varie. L’esperanto è la migliore lingua utilizzata per la comunicazione neutrale: non favorisce una cultura rispetto ad un’altra, mettendo gli interlocutori sullo stesso livello. Esso è estremamente semplice da imparare (provare per credere). I gruppi esperantisti fanno da tempo pressione affinché nell’Unione Europea l’esperanto sia usato come lingua franca, al posto dell’inglese, per non favorire nessuno dei paesi dell’UE.

Per i bambini sarebbe molto educativo conoscere questa lingua da piccoli, un aiuto a conoscere meglio la propria lingua e per studiare poi le altre. Come dimostrano vari esperimenti pedagogici, se i bambini studiano esperanto per due anni e poi un’altra lingua, ad esempio il francese per tre anni, parlano il francese meglio di altri bambini che hanno studiato esclusivamente il francese per cinque anni poiché grazie alla struttura dell’esperanto riconoscono meglio le parti del discorso e non sono distratti da eccezioni (quindi l’esperanto non è solo fine a se stesso). Per i giovani può essere un’esperienza significativa: in tutto il mondo si tengono regolarmente convegni e riunioni di lingua internazionale, alcuni dedicati espressamente ai ragazzi.

Conoscendo l’esperanto è possibile stringere nuove amicizie e cercare nuovi contatti in tutto il mondo. Il Pasporta Servo è una pubblicazione annuale che raccoglie gli indirizzi di tutti gli esperantisti che sono disposti ad ospitare gratuitamente coloro che conoscono la lingua internazionale. Se vuoi fare nuove amicizie, visita il sito della Gioventù esperantista italiana, IEJ (Itala Esperantista Junularo) e contatta altri esperantisti. Dopo questo corso magari potrai contattarli in esperanto e partecipare alle loro iniziative.

Gli ideali

L’assunto di Zamenhof è che l’assenza o difficoltà di dialogo dovuta alle differenze linguistiche crea incomprensioni, ed è stata causa di violenza più volte nel corso della storia. Egli chiamò l’esperanto dapprima Lingvo Internacia (pronunciata /’liŋgvo iŋterna’tsi:a/), poiché aveva come scopo quello di essere usata come lingua tramite tra le diverse nazioni che così avrebbero potuto dialogare e comprendersi a vicenda, proteggendo le lingue minori e quindi la differenza linguistica. Rispetto alla nazione che “presta” o impone la propria lingua per le comunicazioni internazionali si ha in genere sudditanza culturale e differenze di capacità espressiva tra i nativi di tale lingua e tutti gli altri. Il livello dei non nativi varia in base soprattutto allo sforzo economico e la quantità di tempo effettuato per l’apprendimento che solo pochi possono permettersi (ad esempio corsi o viaggi all’estero per perfezionare le lingue apprese) causando maggiori disagi alle parti più povere della popolazione. È per questo che la sua principale caratteristica dal punto di vista ideologico è la neutralità, in quanto dovrebbe essere imparata come seconda lingua (e non in sostituzione alla propria) per il contatto e la comprensione reciproca solo tra genti di lingue diverse e, contrariamente a quanto ancora oggi alcuni pensano, non ha mai voluto imporsi come lingua unica mondiale sopprimendo le altre. Inoltre, il suo uso esclusivamente come seconda lingua è necessario, perché un uso come prima lingua in diverse regioni geografiche porterebbe a diverse varianti (dovute alla naturale evoluzione del parlato) compromettendo a lungo andare la comprensione reciproca internazionale, fine primo dell’esperanto.

Gli ideali del movimento sono riassunti nella Dichiarazione di Boulogne e il Manifesto di Praga, nei quali viene posto l’accento sulla neutralità del movimento rispetto a ogni tipo di organizzazione o corrente (politica, religiosa o di altro tipo) e ribadita l’indipendenza di ogni esperantista dal movimento. Infatti è definito esperantista semplicemente chi impara la lingua, a prescindere dagli usi fatti, dalla condivisione degli ideali o dall’aderenza al movimento.

Simboli

Un riassunto abbastanza chiaro sul carattere della lingua è dato dalla bandiera dell’esperanto, che è formata da un fondo verde che sull’angolo superiore sinistro presenta un riquadro bianco nel quale sta una stella verde a 5 punte (la bandiera per questo è anche dettaverda stelo, stella verde). La stella a cinque punte rappresenta i cinque continenti abitati, il colore verde la speranza di un futuro migliore, mentre il bianco rappresenta la neutralità e la pace.

Tra vari simboli di limitato successo, un’altra bandiera ideata da un esperantista brasiliano nel 1987 è invece ampiamente conosciuta. È detta Jubilea, e rappresenta due “e” verdi disposte simmetricamente su fondo bianco a rappresentare il mondo. I colori sono anche qui il bianco e il verde, con i medesimi significati della bandiera più tradizionale.

A parte alcune preferenze entrambe le bandiere sono riconosciute dagli esperantisti, anche se la più nota e usata è la tradizionale verda stelo.

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